Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 342 del 14/12/2011


 

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI    (7ª)

 

MERCOLEDÌ 14 DICEMBRE 2011

342ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

POSSA 

 

            Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Ornaghi.   

 

            La seduta inizia alle ore 14,30.

 

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI  

 

Il PRESIDENTE avverte che è pervenuta la richiesta, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, di attivazione dell'impianto audiovisivo anche sul canale satellitare e sulla web-TV, nonché di trasmissione del segnale audio con diffusione radiofonica, in modo da consentire la speciale forma di pubblicità prevista, e avverte che, ove la Commissione convenga nell'utilizzazione di tale forma di pubblicità dei lavori, il Presidente del Senato ha preannunciato il proprio assenso.

 

Non facendosi osservazioni, la forma di pubblicità di cui all'articolo 33, comma 4, del Regolamento, viene adottata per il prosieguo dei lavori.

 

Il PRESIDENTE avverte altresì che di tale procedura sarà redatto il resoconto stenografico.

 

Prende atto la Commissione.

 

PROCEDURE INFORMATIVE 

Comunicazioni del Ministro per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero   

 

Il PRESIDENTE rivolge un breve indirizzo di saluto al ministro Ornaghi il quale partecipa per la prima volta ai lavori della Commissione.

 

Il ministro ORNAGHI si sofferma anzitutto sui beni culturali come fattore di identità nazionale e di sviluppo sociale. Sottolinea infatti come sia sempre più diffusa e condivisa, presso tutti gli strati della popolazione, la consapevolezza della straordinaria importanza del nostro straordinario patrimonio culturale e paesaggistico per la qualità della crescita e dello sviluppo del Paese. Da un’intelligente valorizzazione di questi beni può dunque nascere un futuro di progresso equilibrato e duraturo per l’intero Paese. Non solo, ma dalla educazione al bello può provenire anche il senso profondo del nostro stare insieme: un fattore determinante di coesione per trovare il percorso che ci porterà fuori dalla più grave crisi continentale del dopoguerra.

La tutela dei beni culturali non deve peraltro essere intesa, prosegue il Ministro, soltanto in senso statico, ma anche come fattore essenziale per uno sviluppo sostenibile. In proposito, cita l’articolo 9 della Costituzione, che lega insieme la promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica con la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione. I  beni culturali e il paesaggio assumono così un ruolo decisamente dinamico, quali fattori di crescita e di sviluppo della collettività, sotto diversi punti di vista. Il pregiudizio che li considera quasi un fardello gravoso per la nostra società, un "costo" in più che impedisce di crescere e di fare impresa, è del resto oramai quasi minoritario.

Il patrimonio culturale può e deve dunque svolgere anzitutto un ruolo di promozione della nostra identità nazionale, in modo non dissimile dalla lingua, dagli usi, dalla bandiera e dall’inno nazionali.

Sotto un altro profilo, diverso ma strettamente legato al primo, il nostro patrimonio culturale può e deve svolgere un ruolo dinamico anche nel senso di costituire il primo e fondamentale strumento per la promozione di quel pieno sviluppo della persona umana, nella sua dimensione sia individuale che collettiva, che è richiesto dall’articolo 3 della Costituzione.

Infine, il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione possono e devono costituire fattori di sviluppo e di crescita economica del Paese. Ciò, anzitutto in via diretta e immediata, attraverso la promozione dei settori economici legati alla cultura, quali non solo i servizi al pubblico dei musei, il turismo culturale e le cosiddette "industrie" culturali  (cinema, spettacolo, arti visive), ma anche altri settori spesso ingiustamente trascurati, quali ad esempio il restauro, in cui peraltro l’Italia eccelle a livello mondiale.

Per altro verso – e in via per così dire "mediata" – il nostro patrimonio culturale può e deve svolgere, in sinergia con la scuola e l’università, un ruolo determinante quale fattore di formazione delle giovani generazioni e di crescita culturale degli individui, come tale in grado di sostenere ed accrescere lo sviluppo sociale ed economico della collettività. In proposito, il Ministro preannuncia l'intenzione di verificare la praticabilità di una "Giornata della cultura" nelle scuole a fini di conoscenza e prevenzione.

Passando più in dettaglio ad analizzare il ruolo dei beni culturali come fattore di sviluppo economico, con particolare riferimento al turismo culturale, il Ministro rileva che i settori economici direttamente legati alla cultura non sono oggi posti in condizione di svilupparsi secondo le loro effettive potenzialità, nonostante siano in crescita a dispetto della crisi economica globale in atto.

Secondo i dati ISTAT del 2009, il turismo culturale è stimato infatti in una percentuale del 34,6 per cento dell’economia turistica, la quale a sua volta rappresenta l’8,6 per cento del PIL e dà lavoro a circa 2,2 milioni di persone. Illustrando dati specifici, il Ministro ricorda ad esempio che l’Italia è  al quinto posto nella classifica mondiale degli arrivi internazionali e che il fatturato del turismo culturale è stato nel 2010 di 8,3 miliardi di euro, con stime di crescita del 4-5 per cento per il 2011.

A fronte di tali potenzialità di crescita, negli ultimi anni – a causa, soprattutto, della gravissima crisi economico-finanziaria che affligge non solo l’Italia, ma l’intero mondo industrializzato – l’impegno dello Stato è andato tuttavia scemando, rendendo ancor più esiguo il già basso budget degli anni precedenti.

In particolare, lo stato di previsione del Ministero, negli anni dal 2008 al 2011, ha subito un costante decremento, quantificabile nell’ordine del 30 per cento. L’incidenza rispetto al bilancio complessivo dello Stato è passata dallo 0,28 per cento del 2008 allo 0,19 per cento dell’anno in corso, con un calo di oltre il 31 per cento.

Soltanto nel 2012 si registra un incremento delle risorse rispetto all’anno precedente, legato all’entrata in vigore del decreto-legge n. 34 del 2011, che ha previsto un incremento degli stanziamenti pari a complessivi 236 milioni di euro a decorrere dal 2011.

Anche per quanto riguarda il Fondo unico dello spettacolo (FUS), si è assistito ad una diminuzione delle risorse. In proposito, il Ministro dà tuttavia atto al precedente Governo di aver fatto un grande sforzo per ripristinare un livello adeguato di finanziamento, riportando i fondi da 398 a oltre 422 milioni di euro.

Peraltro, dal 2008 al 2011 sono diminuite anche le risorse finanziarie destinate al finanziamento dei principali istituti culturali italiani, che sono scese dagli oltre 29 milioni di euro del 2008 ai 17,9 milioni del 2011. Anche in questo caso, il Ministro registra peraltro positivamente un’inversione di tendenza, dal momento che nel 2012 lo stanziamento crescerà a 18,5 milioni di euro.

Appena insediato, il nuovo Governo ha dunque studiato un pacchetto di misure allo scopo di sostenere la cultura senza aggravi per la finanza pubblica, le quali sono state ora introdotte nel decreto sulla correzione dei conti pubblici all'esame della Camera dei deputati.

In primo luogo, si è cercato di semplificare le procedure in materia di agevolazioni fiscali per i beni e le attività culturali, sostituendo una semplice autocertificazione del cittadino agli adempimenti burocratici troppo complicati previsti dalla norma vigente.

Sono state poi introdotte norme dirette, da un lato, a facilitare le donazioni per il restauro di beni culturali, mediante l’eliminazione del divieto di rassegnazione al Ministero delle elargizioni liberali offerte dai privati, e, dall'altro, a garantire il turn over del personale, per assicurare l’effettività delle funzioni di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale statale. A tale proposito, il Ministro ribadisce peraltro che si tratta di una misura assolutamente non onerosa, in quanto totalmente autofinanziata con i risparmi derivanti dalle cessazioni dal servizio, che si colloca in linea di continuità con il precedente Governo. Già il decreto-legge n. 34 del marzo 2011 e la recente legge di stabilità 2012 hanno infatti riconosciuto la necessità e l’urgenza di potenziare il personale in servizio per assicurare lo svolgimento delle funzioni di tutela del patrimonio culturale. Dopo le 308 nuove assunzioni avviate in base alle predette leggi, nel 2012 e nel 2013 potranno così essere assunti centinaia di giovani tecnici e funzionari, che porteranno nuove energie e linfa vitale alla funzione di tutela del patrimonio.

Nel decreto-legge sui conti pubblici, prosegue il Ministro, è stata poi inserita la proroga di un anno del termine per il regolamento di riordino delle Fondazioni lirico-sinfoniche, al fine di assicurare un’adeguata istruttoria, anche con le categorie interessate, per una riforma seria e condivisa di questo delicatissimo settore.

Viene garantito infine un apposito finanziamento a due tra le più autorevoli e prestigiose istituzioni culturali del Paese, l’Accademia dei Lincei e l’Accademia della Crusca, per 2 milioni di euro complessivi all’anno, interamente a carico del  bilancio del Ministero.

Il Ministro ricorda indi i principali provvedimenti normativi assunti dal precedente Governo in materia di beni e attività culturali. Rammenta ad esempio che, con il decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, è stata autorizzata la spesa di 80 milioni di euro annui per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali, più altri 7 milioni di euro annui per interventi a favore di enti ed istituzioni culturali; è stata prevista l’adozione di un programma straordinario e urgente per Pompei; è stata autorizzata l’assunzione di nuovi funzionari presso la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, nonché di ulteriore personale specializzato, anche dirigenziale, con sblocco del turn over; è stato consentito alla Soprintendenza speciale di Napoli e di Pompei di ottenere ulteriori servizi tecnici necessari anche dalla società ALES S.p.A., interamente partecipata dallo Stato; sono state introdotte diverse misure di semplificazione allo scopo di favorire la pronta realizzazione degli interventi per Pompei; è stato consentito il riequilibrio contabile delle Soprintendenze speciali ed autonome, mediante trasferimento di fondi tra le medesime con un semplice decreto ministeriale.

Altre importanti disposizioni, prosegue il Ministro, sono state successivamente introdotte dal decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, tra cui: l’innalzamento della soglia per la trattativa privata nei lavori pubblici sui beni culturali; una definitiva chiarificazione circa la procedura di archeologia preventiva; l’innalzamento del requisito di storicizzazione degli immobili pubblici – dagli attuali 50 a 70 anni – ai fini della "presunzione" di interesse culturale e della conseguente sottoposizione a tutela; l’esclusione dell’obbligo di denuncia di trasferimento della detenzione per gli immobili sottoposti a tutela.

Passando alle norme contenute nel decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, il Ministro ricorda che il FUS e le risorse destinate alla manutenzione e conservazione dei beni culturali sono stati esclusi dalle misure di riduzione della spesa; ai Comuni e agli enti locali è stato consentito di superare, nel limite complessivo di 40 milioni di euro, la soglia di spesa del 20 per cento rispetto all’anno precedente per la realizzazione di mostre autorizzate dal Ministero per i beni e le attività culturali; è stata prevista la costituzione della società a responsabilità limitata "Istituto Luce – Cinecittà", partecipata integralmente dallo Stato tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, nonché la conseguente liquidazione della società Cinecittà luce s.p.a.; è stato stabilito che dal 2012 il contribuente possa destinare il 5 per mille dell’Irpef anche al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; è stato sancito che, dall'anno 2012, una quota parte, fino al 3 per cento, delle risorse del "Fondo infrastrutture ferroviarie e stradali" dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sia assegnata alla spesa per la tutela e gli interventi a favore dei beni e le attività culturali, tramite la società ARCUS s.p.a.; sono state introdotte disposizioni concernenti la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico delle regioni e degli enti locali, facendo salva l’applicazione delle norme in materia di verifica dell’interesse culturale.

La legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012), reca infine, all’articolo 24, una serie di disposizioni per lo sviluppo del settore dei beni e delle attività culturali.

In particolare, il comma 1 stabilisce che le somme corrispondenti all’eventuale minor utilizzo annuale delle risorse destinate a finanziare il tax credit rispetto alla copertura fissata confluiscano nel Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche.

Il comma 2 chiarisce che sono fatte salve le assunzioni straordinarie per la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, che pertanto avvengono in deroga anche ai tagli degli organici previsti dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, e dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. A tal fine, il Ministero è autorizzato, dopo l’utilizzo delle graduatorie regionali in corso di validità per le assunzioni di personale da destinare sul territorio nazionale alle funzioni di tutela del patrimonio culturale, a formare una graduatoria unica nazionale per le assunzioni di personale specificamente previste presso la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, considerato che per la regione Campania non vi sono graduatorie in corso di validità.

La stessa legge reca anche previsioni in materia di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e di terreni agricoli che il Ministro tuttavia giudica non opportunamente coordinate con il sistema ordinamentale di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Al riguardo, preannuncia pertanto il proprio impegno per garantire, in sede di attuazione, le imprescindibili esigenze di tutela del patrimonio.

Egli si sofferma indi brevemente sulla tutela del paesaggio, definendo ingenerosa la critica, da taluni avanzata, circa una presunta inerzia del Governo sulla questione della pianificazione paesaggistica. Precisa infatti che sono stati stipulati ben 17 accordi con le Regioni per la elaborazione congiunta dei nuovi piani paesaggistici, conformi al dettato del Codice, che pone la pianificazione congiunta tra Stato e Regioni come uno dei capisaldi della moderna tutela dinamica del paesaggio. Con tutte le Regioni, ad eccezione del Molise, sono dunque in corso tavoli di copianificazione paesaggistica. Egli registra peraltro con rammarico la non sempre piena disponibilità delle Regioni a lavorare insieme alle soprintendenze. Alcune Regioni, anzi, deviando dalla via indicata dalla legge nazionale, hanno preferito usare la legge regionale sul cosiddetto Piano casa per tentare "fughe in avanti" che mettevano fuori gioco il ruolo dello Stato nella copianificazione paesaggistica. Al riguardo, dà atto al precedente Governo di essere stato particolarmente attento e severo nel contrastare queste prassi e conferma che intende assicurare altrettanta attenzione. Ritiene infatti che le regole di tutela dei beni paesaggistici debbano essere definite con l’apporto determinate dello Stato, a tutela di un interesse che non è solo locale o regionale.

            Il Ministro passa indi ad illustrare nel dettaglio le linee programmatiche di azione futura del Dicastero, rammentando che il Senato ha all’esame diversi disegni di legge, di iniziativa governativa, presentati dai suoi predecessori, che egli giudica degni della massima attenzione e che a suo avviso possono costituire la base per un intervento riformatore di ampio respiro. Fra questi, cita in primo luogo la proposta relativa ai restauratori(A.S. n. 2997), che a suo avviso rappresenta un ragionevole punto di equilibrio tra l'esigenza di una rigorosa preparazione professionale e le istanze di ampliamento dei requisiti, avanzate dalle associazioni di categoria. In proposito, egli coglie l'occasione per esprimere l'auspicio che si possa rapidamente trovare un punto di sintesi anche con l'altra iniziativa legislativa presentata, da parte del Partito Democratico, che si muove su una linea in parte diversa, ma a suo avviso nella sostanza largamente convergente con quella del disegno di legge governativo.

Egli si sofferma poi sul disegno di legge relativo ai reati contro il patrimonio culturale (A.S. n. 3016), che introduce il delitto di danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici assistito da un trattamento sanzionatorio severo. Il provvedimento prevede, inoltre, la nuova figura di reato di furto d’arte ed incrementa il trattamento sanzionatorio dei delitti a valle rispetto al trafugamento del bene culturale, che spesso consentono di lucrarne il profitto e danno luogo a una fitta trama delinquenziale. Il testo si prefigge anche di contrastare la condotta di ricerca illecita di beni archeologicimediante metal detector,sancendo la punibilità di chi viene trovato ingiustificatamente in possesso di questi apparecchi all’interno di un’area archeologica, e potenzia le attività svolte dal Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale.

Un terzo disegno di legge pendente, prosegue il Ministro, riguarda la qualità architettonica (AS n. 1264). Esso pone l’attenzione sul tema della qualità dell’architettura, dell’urbanistica, degli spazi urbani e del territorio attraverso il raggiungimento di più elevati standard di progettazione e di realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture, in modo da contribuire alla salvaguardia del paesaggio e al miglioramento della qualità della vita della collettività. Al riguardo, egli ritiene che il testo vada nella direzione giusta e si augura che possa raccogliere l’appoggio unanime della Commissione, pur con tutti gli aggiornamenti ed affinamenti del caso. Preannuncia pertanto il proprio impegno per accelerarne l’iter presso la Commissione bilancio, dove è fermo da tempo.

Per tutti e tre questi disegni di legge, il Ministro auspica il massimo accordo possibile affinché si possa giungere all'approvazione in sede deliberante da parte della Commissione.

Egli pone infine l'accento sul disegno di legge in materia di cinema ed istituzioni culturali (AS n. 2324), che presenta un duplice contenuto. Da un lato, esso intende aggiornare il decreto legislativo n. 28 del 2004 (la cosiddetta "legge sul cinema") rispetto all'evoluzione normativa e giurisprudenziale degli ultimi sei anni, apportando modifiche settoriali in attesa dell'intervento sistematico previsto dalle altre proposte legislative già all'esame della Commissione. Dall’altro lato, esso contiene disposizioni di riforma, attraverso il ricorso a un regolamento di delegificazione, delle modalità di contribuzione statale a sostegno delle istituzioni culturali di rilievo nazionale previste dalla legge n. 534 del 1996. L’obiettivo, che egli giudica del tutto ragionevole e si augura possa pertanto riscuotere il consenso di tutti gli schieramenti politici, è quello di concentrare le scarse risorse su istituzioni di sicuro rilievo nazionale, evitando una distribuzione a pioggia di poche migliaia di euro per centinaia di enti.

Avviandosi alla conclusione del suo intervento, il Ministro illustra infine le nuove iniziative normative che ipotizza di proporre a breve, citando in primo luogo la ratifica della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico aperta alla firma a La Valletta il 16 gennaio 1992, prontamente sottoscritta ma non ancora ratificata dall’Italia, nonostante il lungo tempo trascorso. Il recepimento della Convenzione consentirebbe infatti al Paese di dare più ampia attuazione al principio della verifica preventiva dell’interesse archeologico, attualmente operante solo nei casi e limiti previsti dagli articoli 95 e 96 del Codice dei contratti pubblici.

Il Governo, compatibilmente con le esigenze di contenimento della spesa e di conseguimento del pareggio di bilancio, intende inoltre introdurre nuove e più estese agevolazioni fiscali per chi investe in cultura. Dal 2000, quando furono introdotte, al 2010 le erogazioni liberali in favore della cultura sono passate da 17 milioni di euro a poco più di 32 milioni di euro, benché le potenzialità siano ben maggiori. Servono dunque procedure più semplici, possibilità più ampie e maggiore comunicazione.

Dopo aver richiamato la legge-quadro sullo spettacolo dal vivo, largamente attesa dal settore, che egli si augura di portare ad esito positivo, egli giudica poi urgente una decisione su Arcus, che a suo tempo fu pensata come strumento di compensazione rispetto alle conseguenze di qualunque intervento infrastrutturale sul patrimonio culturale circostante. Il lungo protrarsi della mancanza di un regolamento applicativo, il commissariamento e l’incertezza sulle risorse ne hanno tuttavia appannato la missione. Occorre dunque tarare nuovamente i criteri di assegnazione dei fondi e per questo si impone una profonda revisione della Società.

Egli comunica poi che, dopo aver consultato il Comune di Venezia e gli enti territoriali, aver valutato i dati positivi delle diverse manifestazioni e aver considerato gli interventi sulle strutture permanenti realizzati e in essere, ha deciso di confermare Paolo Baratta alla Presidenza della Fondazione la Biennale di Venezia, certo che egli saprà completare l’ambizioso programma avviato nel primo quadriennio ed esaltare ancora di più il ruolo dei giovani nelle molteplici attività della Biennale. Si impegna altresì a raccordarsi al più presto con il Sindaco di Venezia e con il Presidente della Biennale per individuare una soluzione adeguata alla questione del nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi al Lido.

Conclusivamente, spera di instaurare un metodo proficuo con la Commissione, con il quale condurre a termine alcune problematiche prioritarie.

 

Nel dibattito prende la parola il senatore MARCUCCI (PD), il quale rileva positivamente il ritorno della cultura fra le priorità del Governo, testimoniato dalle misure introdotte nel decreto "salva Italia". In particolare, egli dichiara di apprezzare il rifinanziamento dell'Accademia della Crusca e dei Lincei, benché anche altre importanti istituzioni culturali necessitino di maggiori risorse, e la riapertura delle assunzioni. Ritiene infatti che, in questo modo, si possa scongiurare il rischio di una sconsiderata chiusura di tutte quelle sovrintendenze che attualmente non si trovano nelle condizioni di poter operare dignitosamente. Al contrario, esse rappresentano un presidio essenziale dello Stato in periferia, duramente provato dai numerosi incarichi ad interim prolungatisi oltre misura.

Egli ringrazia altresì il Ministro per l'attenzione dimostrata nei confronti dei professionisti del restauro. Al riguardo, riconosce che il disegno di legge presentato dal suo Gruppo differisce per alcuni versi da quello governativo. Si dice tuttavia fiducioso che un'opportuna opera di sintesi possa condurre ad una soluzione soddisfacente, consentendo al Ministero di superare l'attuale imbarazzo. Appare infatti irragionevole che alcune professionalità, in un primo momento utilizzate dallo Stato, non risultino ora riconosciute. Si augura perciò un iter veloce dei relativi provvedimenti, in ordine al quale garantisce la massima collaborazione del suo Gruppo.

Egli anticipa poi un atto di sindacato ispettivo circa le gare sui servizi aggiuntivi, la cui disciplina è stata modificata dal precedente Governo, nonostante l'opposizione del suo Gruppo, che non a caso paventava il rischio di un blocco delle assegnazioni. Chiede quindi al Ministro qualche ragguaglio in proposito.

Dopo preso atto positivamente delle prospettive illustrate dal Ministro in ordine alle agevolazioni fiscali, che del resto nel cinema hanno ben funzionato, egli coglie l'occasione per esprimere l'auspicio che il Ministero trovi finalmente le risorse per finanziare il Parco della pace di Sant'Anna di Stazzema e conclude ricordando le imminenti ricorrenze pascoliane e verdiane.

 

Il senatore ASCIUTTI (PdL), dopo aver manifestato l'auspicio che il decreto "salva Italia" non finisca per condurre il Paese in recessione e si mantenga comunque rispettoso dell'autonomia parlamentare, a garanzia dei principi democratici, dichiara di condividere la proroga di un anno per l'emanazione del regolamento sulle fondazioni lirico sinfoniche; si augura tuttavia che il Ministero non intenda attendere troppo per dare definitiva applicazione alla riforma, chiarendo una volta per tutte che si è conclusa l'epoca dei rimborsi a pie' di lista.

Quanto al rifinanziamento dell'Accademia della Crusca e dei Lincei, ne prende atto con favore anche se rileva criticamente che le risorse non sono aggiuntive bensì a carico del Ministero stesso.

Egli si sofferma indi sulle agevolazioni fiscali previste dal decreto "salva Italia". Al riguardo egli pone in luce come all'estero esse funzionino assai bene, potendo godere di un regime assai semplificato; in Italia, invece, esse sono soggette a procedure assai complicate, che finiscono per scoraggiare il contribuente. Sollecita pertanto una maggiore flessibilità, che potrebbe innescare un circolo virtuoso a favore dello Stato.

Con riferimento all'intenzione del Ministro di confermare il professor Baratta alla guida de La Biennale di Venezia, egli si dichiara senz'altro d'accordo ricordando che a suo tempo si oppose all'allora ministro Urbani quando non volle riconfermarlo al vertice dell'ente. Ritiene tuttavia che la normativa di riferimento debba essere chiarita, con particolare riguardo alla consecutività dei due mandati.

Egli si sofferma indi sulle prospettive di Arcus, ripercorrendo le ragioni che portarono alla sua istituzione. Da allora, il meccanismo ha evidenziato qualche difficoltà di funzionamento e necessita pertanto di una revisione. Resta tuttavia valida l'idea di evitare i contributi "a pioggia" a favore di progetti mirati e funzionali alla valorizzazione del patrimonio.

Quanto alle sovrintendenze, concorda certamente con la loro difesa. Ritiene tuttavia che esse debbano funzionare con modalità più moderne, evitando di accumulare residui ingenti per incapacità di spesa.

Egli dichiara poi di condividere la ricognizione effettuata dal Ministro circa le priorità legislative di quest'ultimo anno di legislatura. I restauratori italiani sono infatti i migliori al mondo e meritano una più attenta considerazione normativa. Anche la lotta ai reati contro il patrimonio storico-artistico rappresenta da tempo un obiettivo condiviso, così come la difesa della qualità architettonica urbana. A tale ultimo riguardo, rammenta peraltro che giace all'attenzione della Commissione anche un disegno di legge a sua firma, abbinato all'iniziativa governativa. Chiede infine al Ministro di esprimersi con maggiore chiarezza in ordine alla prospettiva dei disegni di legge sul cinema.

Avviandosi alla conclusione, egli interroga il Ministro sull'ipotesi di procedere ad alcune semplificazioni a costo zero richieste da talune associazioni culturali di settore, di esprimersi sul diritto d'autore e la proprietà intellettuale e di manifestare il proprio orientamento circa la difesa del sistema bibliotecario italiano.

 

Il senatore VITA (PD) dà voce all'amarezza di tanti operatori del settore, che attualmente lamentano il mal funzionamento di una macchina inceppata, caratterizzata da troppi commissariamenti, interim, incarichi multipli. Egli si augura quindi che il nuovo Ministro intenda porre fine a questa situazione avviando una reale riorganizzazione. Al riguardo, il primo atto del nuovo Governo, su Roma capitale, non rappresenta tuttavia un esempio preclaro per la confusione che ingenera tra diversi livelli di governo. Occorre invece un riassetto delle competenze fra centro e periferia, che ridia valore a professionalità sepolte da una gestione sbagliata.

Egli si sofferma poi sulle società Arcus e Ales richiamate dal Ministro, invocando anche in questo caso un intervento chiarificatore, nonché sulle prospettive del Centro per il libro, istituito nel 2007, anche alla luce della recente legge sul libro.

Con riguardo agli archivi e alle biblioteche, egli pone l'accento sul delicato accordo relativo alla digitalizzazione del patrimonio bibliotecario italiano, chiedendo al Ministro di esprimere il proprio orientamento.

Prende indi atto della imminente conferma del professor Baratta alla presidenza de La Biennale di Venezia, invocando tuttavia maggiori ragguagli circa le sorti del Palazzo del cinema. Sollecita altresì un ripensamento sulla nuova Cinecittà s.r.l., la cui confluenza in Fintecna fa temere per la sua stessa sopravvivenza.

Dopo aver chiesto al Ministro di entrare maggiormente nel dettaglio delle prospettive dei disegni di legge sul cinema, della legge quadro per lo spettacolo dal vivo e delle Fondazioni lirico-sinfoniche, auspica conclusivamente la definizione di alcune priorità specifiche che possano realisticamente essere perseguite prima della fine della legislatura, approfittando della eccezionalità dell'attuale momento politico.

 

Il senatore RUSCONI (PD) rivolge un augurio non formale al Ministro, al quale assicura un atteggiamento responsabile ed attento da parte del suo Gruppo. Da tempo ritiene del resto che la Commissione possa essere di aiuto al responsabile del Dicastero nel sostenere battaglie comuni.

Si sofferma indi sulla importanza di catalogare e valorizzare i beni culturali cosiddetti "minori" richiamando alcune buone esperienze locali. Al riguardo, chiede l'opinione del Ministro sulla possibilità di coniugare a costo zero il ruolo delle sovrintendenze con talune reti locali allo scopo di valorizzare appunto detti beni.

Concorda indi con la prospettiva di una Giornata della cultura che, stante il costante calo dei viaggi di istruzioni scolastici, potrebbe mandare un messaggio importante al mondo della scuola al fine di una maggiore conoscenza del territorio.

Quanto alle agevolazioni delle erogazioni liberali, conviene con il senatore Asciutti che possano essere individuate modalità più motivanti. Apprezza tuttavia lo sforzo del Governo, tanto più in tempo di crisi. Oltre alla devoluzione del 5 per mille alla cultura, reputa peraltro che dovrebbe essere ripristinata l'originaria destinazione ai beni cultuali di una quota dell'8 per mille dell'Irpef destinato dai cittadini allo Stato.

Registra infine con favore le considerazioni del Ministro in ordine alle potenzialità del patrimonio storico-artistico come motore di sviluppo ed auspica che l'esperienza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia sia proficuamente utilizzata per rafforzare il rapporto fra cultura e storia.

 

Il senatore PROCACCI (PD) dichiara di condividere pienamente le considerazioni del Ministro circa i beni culturali quale strumento di crescita, tanto più a fronte di una manovra correttiva che non ha dato molte risposte sullo sviluppo. Occorre dunque che l'immenso patrimonio culturale del Paese cessi di essere un onere insostenibile per i cittadini e diventi un elemento di crescita. A tal fine, reputa insufficienti le agevolazioni alle erogazioni liberali, auspicando misure assai più coraggiose e radicali, come l'assegnazione in gestione di siti culturali a privati sulla base di precise convenzioni con lo Stato. Richiamando in tal senso l'esperienza di alcuni impianti sportivi che sono divenuti finalmente in attivo grazie a cospicue iniziative commerciali, sollecita una visione più moderna dei beni culturali che non si limiti a rivolgersi alla filantropia. In tal senso, si augura che il Governo in carica, per la sua natura tecnica, abbia più possibilità di altri di condurre a termine una prospettiva così innovativa.

 

La senatrice POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS)  conviene che i beni culturali rappresentino un fattore di identità nazionale, suscettibile di risvolti economici. Al riguardo, dà atto al Ministro di aver riconosciuto il lavoro svolto dal precedente Governo, che consente di non partire da zero. Ritiene del resto che rientri pienamente nello spirito del nuovo Governo sviluppare una cultura più dinamica che porti a politiche di convergenza fra territori, oltre che fra pubblico e privato. Occorre infatti, a suo avviso, integrare le risorse in una progettualità concordata fra Stato, Regioni e enti locali, affinché anche le autonomie territoriali siano partecipi alla costruzione dell'identità tanto nazionale che locale e suggerisce a tal fine di utilizzare ad esempio le ferrovie dismesse.

Avanza altresì la proposta di istituzionalizzare il rapporto fra pubblico e privato, ad esempio attraverso le Fondazioni di partecipazione, coinvolgendo il privato in una dimensione più ampia.

Sotto un diverso profilo, propone poi di lanciare in Europa la prospettiva di un Programma operativo nazionale (PON) Cultura, che non solo faccia affluire risorse ma organizzi anche gli interventi in rete sul territorio. In proposito, pone l'accento sulle potenzialità dei distretti archeologici, evidenziando la ricchezza di diverse aree del territorio nazionale.

Conclude sollecitando il Ministro sui temi della interculturalità, che potrebbe contribuire ad accrescere il rispetto reciproco fra i popoli.

 

La senatrice SOLIANI (PD)  osserva che il Paese esce da un lungo periodo in cui i beni culturali sono restati al margine delle politiche di Governo. Si augura quindi che il limitato orizzonte del Governo Monti non impedisca il cambiamento. Il ritorno dei beni culturali al centro del dibattito politico già rappresenta, sotto questo profilo, una conquista. L'Italia ha infatti bisogno di ritrovarsi nei territori, risvegliando dinamiche finora sopite. In tal senso, ella sollecita il Ministro ad un'azione sinergica con i Ministri per la coesione, le infrastrutture e il turismo.

In una dimensione internazionale della cultura, ella rammenta poi che nel 2013 cadrà il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, che altri Paesi si stanno preparando a celebrare adeguatamente. Si augura quindi che l'Italia sappia fare la sua parte e in tal senso richiama un disegno di legge pendente presso la Camera dei deputati.

Quanto al rapporto fra scuola e beni culturali, dichiara di condividere senz'altro la prospettiva di una Giornata della cultura, che peraltro a suo avviso non dovrebbe essere limitata solo alla scuola secondaria superiore e dovrebbe tradursi in progetti lungo tutto il corso dell'anno scolastico.

Invoca indi un impegno nazionale per la cultura che non riguardi solo lo Stato bensì tutti i soggetti interessati, dalle autonomie locali, alle Fondazioni bancarie, alle biblioteche, alle università, alla Chiesa, e invita il Ministro a offrire un segnale circa la bellezza delle nostre città.

Dopo essersi soffermata sui contenuti cultuali della televisione, del teatro, della musica e del cinema, si associa all'auspicio di un dialogo fra culture avanzato dalla senatrice Poli Bortone e assicura al Ministro il sostegno del Parlamento anche in questa difficile fase di cambiamento.

 

Riservandosi di intervenire più diffusamente in una prossima seduta, la senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD) chiede al Ministro se il presidente de La Biennale di Venezia Baratta, il cui mandato scade il prossimo 18 dicembre, continuerebbe ad operare in regime di prorogatio qualora per quella data non fossero completate le procedure di conferma.

 

Il senatore LEONI (LNP) sottolinea il carattere bipartisan dei temi culturali, che non appartengono né alla Destra né alla Sinistra. Il suo Gruppo, pur dall'opposizione, assicura  dunque un rapporto sincero al Governo a tutela del patrimonio storico-artistico. Egli suggerisce tuttavia di adottare misure di carattere federalista, atteso che la struttura centralista ha palesemente dimostrato i propri limiti. Consiglia quindi di utilizzare in pieno i mezzi presenti sul territorio, ai fini di una piena valorizzazione delle sue infinite potenzialità.

Egli avanza poi al Ministro un ulteriore spunto, oltre ai molteplici già emersi nel dibattito, con particolare riguardo agli aerei storici. L'Italia possiede infatti alcuni pezzi unici che potrebbero essere meglio valorizzati attraverso il riconoscimento di bene culturale, a testimonianza di un genio italico che non si è fermato al Rinascimento.

 

La senatrice Vittoria FRANCO (PD) prende spunto dalle considerazioni del Ministro in ordine al costante definanziamento del Ministero negli ultimi anni, pari a circa il 30 per cento dal 2008 al 2011, per ribadire il ruolo strategico che la cultura e i saperi possono svolgere ai fini della crescita del Paese. Esprime perciò apprezzamento per la svolta in tal senso manifestata dal Ministro nelle sue dichiarazioni e si augura che ad essa facciano seguito azioni coerenti. Non ritiene peraltro che il binomio beni culturali-turismo, benché fondamentale, sia l'unica chiave di lettura possibile. Al contrario, reputa necessaria una nuova governance, che si traduca ad esempio in distretti culturali sul territorio avviando un circolo virtuoso di maggiore coesione sociale e crescita civile.

Con riferimento alle Fondazioni lirico-sinfoniche, rammenta di aver assai criticato la "riforma Bondi", giudicandola iniqua e immotivatamente punitiva. Del resto, non può essere dimenticato che molte difficoltà delle Fondazioni nascono dalla riduzione delle risorse disponibili a valere sul FUS. Prende perciò atto del rinvio di un anno del regolamento attuativo, ma si augura che sia colta anche l'occasione per correggere alcuni squilibri del decreto-legge n. 64.

Ella pone poi l'accento sugli istituti culturali, che il precedente Governo ha fortemente sottofinanziato. Pur manifestando disponibilità ad individuare eventuali correttivi normativi, invita quindi a non svuotare la legge n. 534 del 1996 privandola delle necessarie risorse. In tal senso, giudica perciò positivamente il rifinanziamento dell'Accademia della Crusca e dei Lincei.

Dopo essersi associata alla richiesta di maggiori fondi per il museo di Sant'Anna di Stazzema, sollecita poi misure più coraggiose a favore delle erogazioni liberali per la cultura, con particolare riguardo alle persone fisiche. Evidenzia infatti che il disimpegno dello Stato provoca il parallelo disimpegno dei privati, in un circolo vizioso inarrestabile.

Si sofferma indi sui disegni di legge relativi alle attività cinematografiche, auspicando che il nuovo Ministro voglia dedicarvi più attenzione rispetto ai suoi predecessori. Pone infatti in luce l'esigenza di una nuova governance anche in questo campo ed illustra i tratti salienti della proposta di legge a tal fine avanzata dal suo Gruppo.

Conclude accennando al rapporto fra formazione e beni culturali ed auspicando il rafforzamento delle sezioni didattiche dei musei.

 

            In considerazione del numero degli iscritti a parlare del dibattito e dell'imminente inizio dei lavori dell'Assemblea, il PRESIDENTE rinvia il seguito del dibattito.

 

Il seguito della procedura informativa è quindi rinviato.   

 

La seduta termina alle ore 16,55.